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Progetti per i genitori

PROGETTO BENESSERE GENITORI

 

 

Gruppi di mutuo aiuto condotti con il metodo Reflecting

 

Un iniziale e breve sguardo ad alcuni recenti dati Censis relativi al “Futuro della Famiglia”, testimoniano che un significativo numero di genitori non ritiene di beneficiare a sufficienza del sostegno delle istituzioni educative pubbliche e private, con il conseguente e crescente disagio avvertito nella funzione quotidiana di primi formatori.

Questo aspetto, introduce il tema della relazione, sollecitando l’attenzione sulle possibili vie operative che, come professionisti dell’aiuto alla persona, possiamo perseguire per rispondere adeguatamente alle improrogabili istanze dei genitori. Il riferimento a dati meramente statistici, fornisce un’immagine virtuale del sociale che non può rimanere slegata dalla ricerca empirica; lo specialista, infatti, prende atto di quanto emerso dalle indagini, nella consapevolezza che solo la pratica clinica, il vivere la persona nel vis à vis, offra e in modo valido, l’opportunità di conoscerla fino ad incontrarla autenticamente.

Il disagio relazionale nelle dinamiche familiari, lamentato dai genitori che chiedono il nostro intervento, è la causa più frequente e rilevante nella lacerazione di equilibri spesso già precari (vedi es. “famiglia allargata”). Lavorare d’anticipo su questo aspetto, per noi significa progettare, realizzare e tutelare spazi idonei alla riflessione che generino stimoli idonei affinché la persona con l’aiuto dello specialista, possa scandagliare il proprio vissuto, avviare una analisi ed una osservazione attenta di ciò che risulta avverso all’armonia e alla serenità emotiva con se stesso e con gli altri familiari, spianando la propria strada, per uscire dal caos interiore.

Il senso di inadeguatezza, di smarrimento e di solitudine provato dai genitori davanti ai ripetuti insuccessi nella prassi educativa genitoriale tra le mura domestiche, sono stati determinanti perché scattasse l’emergenza “revisione regole”.

 

OBIETTIVI/FINALITA’

Per intervenire in ottica preventiva il progetto si prefissa l’obiettivo di attivare le risorse positive del singolo e del gruppo lavorando su più livelli:

  • aiutare i genitori in divergenza sulle scelte educative, quando hanno problemi a tenere distinta la relazione di coppia dalla relazione genitoriale;
  • aiutare i genitori a gestire il vissuto in modo da non creare disagio ai figli;
  • aiutare i genitori ad allearsi come coppia genitoriale a salvaguardia dell’equilibrio affettivo-relazionale e psicologico dei figli;
  • aiutare i genitori a evitare che i figli siano feriti in modo profondo dai conflitti;
  • aiutare i genitori ad entrare in empatia con i loro figli;
  • aiutare i genitori a redigere un progetto genitoriale valido a consentire ai figli di maturare esperienze dirette e complete di vita, con ciascuno di loro.

 

METODOLOGIA E AZIONI

Il progetto prevede una metodologia interattiva, basata sul metodo Reflecting che deriva dal concetto di “exducere” ossia “tirar fuori”.

L’applicazione del Metodo avviene tramite videoproiezione di slides con contenuti idonei a favorire la riflessione e l’attenzione intorno a tematiche iniziali di riferimento, individuate in fase progettuale; la selezione degli argomenti viene compiuta sulla base dell’analisi dei bisogni formativi condotta dagli operatori sociali di riferimento e dalla responsabile del progetto.

L’inizio degli incontri ovvero l’ingresso nel labirinto emotivo del gruppo coincide, lungo tutto il percorso, con la presentazione della slide contenente l’argomento preannunciato nella presentazione del Progetto. Si  tratta di uno “start tematico” che fungendo da focus argomentativo,agevola la “rottura del ghiaccio” e la conseguente riduzione dell’imbarazzo dei genitori più timidi, oltre a creare l’opportunità di far affiorare spontaneamente:

-considerazioni
-dubbi
-perplessità
-necessità di conferme, consigli, suggerimenti…

-esigenze di confronto con altri genitori

La consapevolezza che nella relazione di aiuto la lingua sia uno degli strumenti operativi più complessi e che un suo utilizzo improprio possa condizionare e suggestionare la Persona fino a plagiarla, prescrive nell’applicazione del Reflecting un uso ponderato delle parole, come modalità caratterizzante e assiomatica della disciplina. L’elaborazione fraseologica degli stimoli alla riflessione proposti lungo il percorso è, quindi, contraddistinta dalla coerenza epistemologica intesa come punto di riferimento; i contenuti proiettati nelle slide, rispettosi dell’impronta linguistico-funzionale, sono presentati sostanzialmente come parole chiave di concetti o brevi testi, forme accomunate peraltro, dal tratto stilistico assimilabile al tipo testuale paratattico. La fraseologia paratattica, (priva per definizione di subordinate e costituita sintatticamente da proposizioni principali coordinate da congiunzioni) offre ai partecipanti importanti opportunità formative e agevola le implementazioni spontanee rendendoli protagonisti sul piano interpretativo-emotivo-logico; per analoghe finalità sul piano dell’interpunzione, sono proposti stimoli grafici con puntini di sospensione. Per evitare interruzioni brusche e modalità coercitive e impositive in odore di sentenza, nei contenuti delle slide non viene mai utilizzato il “punto” per il suo significato implicito di “stop”, di chiusura rispetto ad ulteriori considerazioni. Nessun utilizzo anche del punto interrogativo che per definizione si pone in antitesi con le modalità di accoglienza e di disponibilità caratteristiche del nostro Metodo che non contemplano alcuna forma di invadenza. A sostegno dell’agire educativo durante gli incontri e a fungere da sfondo operativo, è la presenza del silenzio, uno degli strumenti educativi per eccellenza. Subordinare la sovranità della parola, come professionisti dell’aiuto, significa prendere le distanze dalle tante iniziative caratterizzate dalla lectio ex cathedra di esperti in “Genitorilogia” che generano vere e proprie Scuole per genitori o dalla lectio ex libris che generano dipendenti dalla manualistica di settore. Il fil rouge operativo dello specialista lungo lo svolgersi dell’intero percorso è costituito dall’uso ponderato ed equilibrato delle parole, del silenzio e dello sguardo per consentire la graduale conquista di spazio e la “degustazione” della riflessione profonda. Ciò, man mano aiuta i genitori ad imparare ad andare al di là del solo sentire; per il gruppo assume il significato di ascoltare l’altro, rispettandone i tempi di elaborazione, beneficiando di un’importante opportunità formativa: scoprire e assaporare il gusto della ricchezza comunicativa del silenzio. Per il gruppo, il silenzio durante gli incontri perde gradualmente i connotati negativi e non costituendo fonte d’imbarazzo, viene meno l’urgenza di contrastarlo anche tramite il “parlarsi sopra” l’un l’altro. Gli stimoli dello specialista costituiscono una sorta di piattaforma tematica, di promemoria dei bisogni espressi dai partecipanti in fase progettuale, a cui potersi riallacciare in itinere. L’attenzione né focalizzata, né tantomeno blindata solo sulla sollecitazione proposta dalla slide, dirigendosi su più fronti, ha lo scopo di incoraggiare uno “sfogatoio” che con l’implicita valenza liberatoria, che può rivelarsi indispensabile per suscitare nei partecipanti il desiderio di lasciare scorrere riflessioni non solo sul ruolo di padri e madri, quanto sul tipo di rapporto con i propri genitori, basilare per rivedersi nel ruolo di Educatore e riapprezzare valori quasi perduti ma ancora rivivibili nel nuovo nucleo familiare. Il Percorso richiede ai genitori un impegno notevole e una reale motivazione nel restituirSI il ruolo e le competenze umane necessarie per vivere il delicato e complesso rapporto con i figli.