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Padre padrone, padre materno o mammo… Chi sono i padri moderni?

Padre padrone, padre materno o mammo… Chi sono i padri moderni?

Raramente ci si è impegnati ad analizzare le complesse vicissitudini dell’identità e degli affetti che accompagnano il diventare padre di un giovane uomo. Chi Sono i Padri Materni?

Uomini capaci di rivoltare abilmente nelle loro manone il neonato da cambiare, disponibili ad alternarsi con la madre al biberon o ad accorrere se il piccolo si sveglia di notte; sensibili e gentili, in grado di assolvere alle funzioni del maternage con grande naturalezza, senza alcuna ostentazione ideologica e, soprattutto, senza lo scompiglio emotivo che contraddistingueva i papà di un tempo, imbarazzati anche solo nel tenere in braccio un neonato, in grado di comunicare con i figli dopo che avessero imparato sport e congiuntivi.

Recenti studi empirici sull’attaccamento dei bambini piccoli confermano l’importanza di questo tipo di legame. Uno dei “travagli” della paternità, è il conflitto fra la necessità di reprimere e la possibilità di accogliere sentimenti personali teneri e svolgere in modo valido la funzione paterna.

I nuovi padri possono provare, accanto alla tenerezza e al desiderio di protezione verso il figlio, sentimenti complessi, anche di segno contrario, come:

– la gelosia verso il figlio, vissuto come un rivale nella relazione con la partner, per lui vissuta come madre, che richiede e ottiene da lei cure, attenzioni, tenerezza, impegno oltre che amore;

– un aumento dell’ambivalenza verso i propri genitori, ai quali, in qualche modo, si stanno sostituendo nel loro divenire genitori, con comparsa di sentimenti di sfida o – per contro – di reattivo ritorno alla dipendenza nei loro confronti;

– l’invidia nei confronti delle capacità generative femminili, con senso di esclusione oppure, viceversa, con tendenza a negare o attaccare il ruolo femminile materno.

Il padre si trova a potersi sentire – e in parte in effetti a divenire – “terzo” nella relazione con la partner in seguito all’arrivo del figlio. Una buona funzione paterna tollera quindi i sentimenti di esclusione dalla coppia madre figlio, pur continuando a partecipare alla relazione. In realtà il padre è tutt’altro che estraneo, anzi  necessario per introdurre il contatto con la realtà esterna nel bambino.

Tanti giovani uomini si stanno rivelando non solo perfettamente in grado di svolgere le funzioni materne primarie, ma anche di trarne un profondo, intimo appagamento.

Ma questa funzione materna è esercitata in modo differente da uomini e donne? E davvero utile edificare la questione dell’esistenza o meno di un “istinto paterno”, così come a suo tempo ci siamo estenuati a stabilire limiti biologici e culturali del cosiddetto “istinto materno”?

In questo nuovo assetto, infatti, non è facile per nessuno trovare la giusta misura. Per un uomo, ad esempio, condividere l’esperienza delle cure primarie ai figli senza spodestare la mamma, svolgere talvolta le di lei funzioni senza usurparne l’identità. Poter essere, insomma, un padre materno senza diventare un “mammo”.

Nelle coppie si possono stabilire delle nuove collusioni inconsce: le donne sfuggono alle ansie del rapporto primario mentre gli uomini occupano prontamente questo spazio vacante “risolvendo” in modo apparentemente pacifico la loro invidia ed eludendo clandestinamente la fatica di esprimere la loro incerta mascolinità. Nell’attuale difesa collettiva verso l’indifferenziato uomini e donne sono disponibili a fare le mamme, ma nessuno fa più il padre.

Chi interverrà oggi, come accadeva un tempo grazie alla figura paterna (quando c’era) a interrompere la magica fusione madre (o padre)/bambino? Chi fungerà da “secondo oggetto”, insegnando il verbo e la legge? 

Il genitore migliore, infatti, secondo le concezioni psicoanalitiche, non è quello perfetto, ma quello “sufficientemente buono”, che prepara gradualmente il figlio alle frustrazioni della vita.

E’ naturale e necessario che ciascuno di noi, per vivere e praticare un reciproco aiuto, svolga tante funzioni, dinamicamente variabili e interscambiabili, non più rigidamente codificate dal sesso e dalle generazioni come avveniva un tempo.

Un benvenuto, dunque, ai nuovi padri che fanno le mamme, se non usano questo ruolo per spodestare le madri e per eludere il compito paterno; ma sarà giusto che si aspettino dalle loro compagne altrettanta duttilità e la disponibilità a condividere la fatica di svolgere le funzioni adulte.

a cura dott.ssa Mita Piamonte
pedagogista clinico, psicomotricista

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